La nostra crociera sul Baltico
di Primula Rossa
Premessa.
Toc, toc: scusate il disturbo!
Agli amici e ai frequentatori di quest' "Osteria" porto i
miei saluti e la cronaca del mio viaggio, intrapreso il mese
scorso visitando "in crociera" le capitali nordiche poste
sul Mar Baltico.
Non sono quindi qui per narrare di giungle o di deserti,
gia' in buona parte esplorati dagli avventurosi amici di
questo NG, ma semplicemente per raccontare le mie
impressioni di una crociera, le cui uniche fatiche sono
state quelle "della tavola" e del salire o scendere gli otto
ponti della nave alla ricerca della nostra cabina.
Non avendo poi in dote la fantasia necessaria per
descrivervi personalmente i luoghi visitati, mi sono
affidato in gran parte al racconto dettato a braccio dalla
fedele mia consorte Paola, che devo ringraziare per la
collaborazione concessami, dopo aver vinto però le sue
iniziali resistenze.
La partenza.
Alle 11,30 di domenica 9 settembre, il nostro aereo dell'Alitalia,
con direzione Copenhagen, ci attendeva sulla pista della
Malpensa e tutti noi, incoraggiati da una splendida giornata
di sole, vi siamo saliti con in serbo la speranza di
intraprendere finalmente nuove entusiastiche esperienze.
Un dubbio pero' ci assaliva, pensando al clima che avremmo
trovato a destinazione ma, per l'occasione, le nostre
valigie erano stracolme di indumenti leggeri e pesanti.
Un'esperienza piacevole e' stato il volo sopra le Alpi,
poiche' si sono distinte nettamente le cime innevate, il
lago di Como e le valli circostanti.
Poi la delusione: l'aereo e' entrato in un banco di nuvole
e, fino a Copenhagen, abbiamo volato sopra soffici strati
cumuliformi, senza piu' vedere dai finestrini alcun panorama
sottostante.
Dopo circa due ore di volo, l'aereoporto di Copenhagen (Kastrup)
ci e' apparso magicamente tra verdi prati lambiti dal mare e
con una pioggerellina di benvenuto. Tale aereoporto si e'
rivelato molto esteso e di recente costruzione. Ha la
caratteristica di essere "silenzioso", poiche' non esistono
altoparlanti e ogni notizia viene data chiaramente tramite
schermi luminosi. Per arrivare all'uscita, che e' piuttosto
distante da dove siamo entrati, ci siamo avvalsi dagli
opportuni e preziosi tapis-roulant. Alla fine c'e' stato il
consueto riconoscimento delle proprie valigie, che ha
ingenerato un po' di confusione, per il fatto che alcune di
esse si assomigliavano alla perfezione.
Come succede in questi viaggi, ci siamo sentiti come un
branco di pecore guidate dal pastore, ma tutto cio' comporta
anche dei vantaggi, poiche' ci permette di arrivare alle
destinazioni con discreta velocita' e con l'ausilio di guide
sempre pronte a offrirci gli indispensabili chiarimenti.
Senza quasi accorgerci, siamo arrivati - nel giro di 25
minuti - alla nave, dopo aver attraversato velocemente
Copenhagen.
Il nostro gruppo, la nave e la vita di bordo.
Il nostro gruppo era abbastanza numeroso, all'apparenza
piuttosto uniforme, ma in realta' si potevano notare
individui o coppie un po' singolari o buffe. Io e mia
moglie, anche per passare il tempo prima dell'imbarco,
facemmo a gara per affibbiare soprannomi buffi ad alcuni di
essi, in relazione al loro aspetto fisico, ma anche durante
la crociera, perfezionando la conoscenza di altre persone,
non potemmo fare a meno di incrementare l'elenco dei
nomignoli.
La nave da crociera Costa da noi utilizzata, la "Costa
Marina" (la piu' piccola della Compagnia, lunga 174 metri,
380 cabine, 800 passeggeri e 400 di equipaggio), in realta'
ci ha un pochino delusi: l'esperienza sulla Melody (l
'ammiraglia della Compagnia MSC- ex Lauro) che facemmo
qualche anno fa - con una crociera nel Mediterraneo - era
stata piu' positiva, sia per l'aspetto estetico, sia per il
livello dell'animazione.
Tuttavia le crociere hanno degli aspetti in comune: grandi
abbuffate, feste di gala con tanto di fotografi
(continuamente presenti anche durante le escursioni, che
facevano pochi affari a dir la verita' - ad es. lire 20.000
per una foto 20x25 e lire 14.000 per una foto 15x21 e lire
25.000 per la foto grande con il Comandante), conoscenze
sommarie di persone con cui si finge un amichevole rapporto,
per poi dimenticarselo alla fine del viaggio.
Nel nostro gruppo (di duecento persone) si poteva notare una
gamma enorme di persone con caratteristiche fisiche e
comportamentali ben definibili: una coppia che abbiamo
chiamato "i pinguini", per la loro altezza e il modo di
camminare; poi c'erano "il gatto e la volpe": due donnette
apparentemente innocue, ma con l'occhio attento e vigile nel
curiosare intorno; il Capo della nostra spedizione UILP
appariva come un grosso "plantigrade", sempre incavolato per
problemi organizzativi; un altro individuo, seduto al nostro
stesso tavolo, l'abbiamo soprannominato "Mastro Geppetto"
per l'aspetto rubizzo e la faccia squadrata: mia moglie
invece mi ha affibbiato, per non essere da meno, il nome di
"Pinocchio", per via della mia protuberanza nasale. Altri
personaggi indimenticabili che si ricordano, piu' per le
loro fattezze che per il oro carattere, sono: "Mister coda
di cavallo", "Maga magò", "Aldo, Giovanni e Giacomo", "il
pugile", "il gobbo di Notre Dame", "la signora Rottermeier"
(la nostra severa e teutonica guida svedese), "il
manichino", "il camaleonte" e lo "sfigato" (per i guai che
gli capitano ad ogni gita cui partecipa).
Per chi non è stato mai in crociera, voglio descrivere
alcuni aspetti della vita di bordo. All'interno della nave
ci si muove come in un piccolo paese: vi sono negozi (dai
prezzi esorbitanti) bar e piano-bar e, non meno importante,
il negozietto del fotografo. C'è poi il locale per gli
spettacoli serali: dopo cena, nei due turni stabiliti, si
viene intrattenuti da cantanti, ballerine, prestigiatori e
mimi, tutti particolarmente bravi, tanto che per me, che
sono - di fatto - un pantafolaio, quest'atmosfera festosa si
è rivelata una divertente e piacevole esperienza di vita.
L'equipaggio è costituito da un folto numero di persone,
perloppiu' di etnia sudamericana o asiatica (evidentemente
per questioni economiche). E' un vero e proprio esercito che
cerca di soddisfare i tuoi desideri (s'intende, con la
prospettiva della mancia finale, praticamente obbligatoria).
Ognuno ha la sua funzione: c'è chi pulisce le stanze e ti
piega anche i pigiami e le camicie da notte in modo
sorprendente, c'è il capo cameriere a cui rivolgersi per
ogni tua necessità. Ci sono i camerieri di sala, che con una
velocità sorprendente servono e ritirano i piatti, anche
loro suddivisi in una specie di gerarchia: il maitre, il
capo cameriere e i camerieri, diciamo normali, che versano
da bere, fanno accomodare le signore ecc. Le cabine si
dividono in esterne ed interne, abbastanza confortevoli, con
tanto di tv (per trascinarti dietro le disgrazie del mondo)
e di telefono (da non usare, perche' le tariffe sono
proibitive, pari a 7,95 dollari al minuto). Anche
l'internet-cafe' sulla nave non è da meno: 6 dollari per 15
minuti, 20 dollari per un'ora! Ogni sera, da sotto la porta
della cabina, spunta il programma del giorno successivo, con
dettagliato elenco delle località da visitare, i luoghi
d'incontro per lo sbarco e tutto ciò che è previsto a bordo,
come attività di svago create da un buon numero di
animatori.
Nelle crociere verso le zone calde si può girare sui ponti,
prendere il sole, nuotare in piscina, ma qui, dato il clima
autunnale, quasi nessuno si è esposto al vento freddo
dell'esterno.
Esistono altri servizi, come il casino' (per i conosciuti
giochi d'azzardo), l'estetista, la parrucchiera, la
reception per le informazioni e per la spedizione di
cartoline, persino una chiesetta ed un cappellano per la
messa della domenica.
Nel complesso la crociera è un piacevole diversivo che
convince anche i più restii a fare questo tipo di viaggio.
Logicamente è molto apprezzata dagli anziani, che non devono
camminare e muoversi troppo, ma vi garantisco che non è del
tutto distensiva, considerando il continuo salire e
scendere, il cercare la cabina nel labirinto dei corridoi,
il correre a destra e a sinistra per i vari intrattenimenti.
Ci sono anche orari da rispettare, i turni per mangiare, un
fornito self-service.
Il momento più noioso per gli uomini è la serata di gala,
dove è d'obbligo l'abito da sera. Le signore, anche le meno
dotate fisicamente, indossano luccicanti e vistosi vestiti,
a volte ridicoli per l'età e la scarsa prestanza fisica. Ma
bisogna prenderla con allegria, quando nelle cabine inizia
il rito della vestizione, quale abito va meglio, le scarpe,
la borsa, il trucco e l'occupazione della toilette, dove
avvengono lunghe e laboriose preparazioni.
Ma veniamo al viaggio, lasciando da parte le critiche
benevoli che ci tenevano comunque allegri.
Copenhagen è collegata con la Svezia da un lungo ponte di 19 Km (di cui 4 in tunnel). Del Mar Baltico abbiamo potuto veder poco, poiché si viaggiava quasi sempre di notte e la temperatura esterna non permetteva di uscire sul ponte durante il giorno. Certo non puo' dirsi un mare tranquillo, è moderatamente mosso perche', a volte, in cabina si camminava a fatica e si aprivano persino i cassetti dell'armadio.
A Stoccolma.
Giunti a Stoccolma, di prima mattina - nella giornata di
martedi' 11 settembre (il giorno dell'attentato a N.Y.) -
dopo una lunga navigazione durata dalla tarda serata di
domenica a tutto il giorno successivo, siamo stati smistati
per gruppo e indirizzati rispettivamente ai nostri pulmann,
dove le guide locali - parlanti italiano - ci hanno
accompagnati nella visita alla città.
Qui la giornata si presentava subito grigia e minacciosa: in
questi posti, impermeabile ed ombrello sono l'abbigliamento
indispensabile!
La città è costruita su 14 isole, collegate tra loro da non
meno di 40 ponti, ed è ricca di verde. E' prevalentemente
moderna, le vie sono spaziose e il traffico moderato.
Naturalmente di arte non c'è molto. Le chiese sono poi molto
spoglie, essendo la religione protestante. Ne abbiamo
visitato una e mi ha colpito il fatto che al suo interno ci
fosse la "toilette".
A volte il paesaggio lungo i corsi d'acqua ci appariva come
quello di Amsterdam, dalle casette variopinte e le
case-barca, ferme lungo i canali, che sono vere case di
abitazione (con tanto di fiori interrati nei vasi),
considerati gli elevati affitti degli appartamenti. Come in
tutti i paesi nordici, le finestre non hanno tapparelle,
perché il sole possa entrarvi fino all'ultimo raggio di
luce: infatti le estati sono piuttosto brevi e, per buona
parte dell'anno, il sole si limita a poche ore giornaliere.
Molto interessante è il museo Wasa, dove è custodito il
grande veliero del 1600 che affondò dopo qualche migliaia di
metri dal varo, per il peso esagerato dei cannoni che
trasportava. Le sue dimensioni sono veramente enormi ed è
impressionante osservarlo sia dal basso che dall'alto e
ammirarne l'opera di restauro (avvenuta dopo il ripescaggio
degli anni '60, allorchè e' stato ritrovato, ancora in buone
condizioni, a causa della limitata salinità del Mar
Baltico). Con pazienza certosina, tutti i vari pezzi sono
stati assemblati, comprese alcune statue che lo decoravano.
Certamente vedendolo, si pensa ai pirati e ai grandi tesori
che le navi trasportavano il quel periodo.
Finita la visita, si riprende il viaggio. Sulla nave le
solite abbuffate, lo spettacolo serale abbastanza carino,
mentre i piu' resistenti attendevano la mezzanotte, per
un'ulteriore pappata (tra questi si faceva notare, per la
pantagruelica fame, un tizio la cui circonferenza era quasi
pari all'altezza, da noi chiamato "Ercolino sempre in
piedi").
Ad Helsinki.
Al mattino successivo la nave è entrata nel porto di
Helsinki.
Abbiamo potuto notare un certo numero di isolotti, dalla
vegetazione spoglia, poi alcuni fari a guardia del porto.
Al primo apparire la capitale della Finlandia ci è sembrata
grigia, come il tempo che ci attendeva: l'autunno incipiente
però era invitante, in attesa del lungo inverno. Molti
parchi si intravvedono qua e la in mezzo al grigio delle
case, persino i due limitrofi cimiteri - quello protestante
e quello ortodosso - avevano le sembianze di un grande
parco.
Se si cerca qualcosa di storico, qui non si trova. Tutto
sembra recente, come se non esistesse la storia. Unico
personaggio celebre, citato continuamente dalle guide, è
Sibelius, musicista vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900,
a cui è stato dedicato un curioso monumento formato da molte
canne d'organo in acciaio - del peso di 24 tonnellate -
realizzato da una famosa scultrice locale che vive per buona
parte dell'anno in Italia (nel Senese). Un'altra, per così
dire attrattiva è la Chiesa di Temppeliaukio, scavata nella
roccia di granito, a forma di tumulo, dalla perfetta
acustica e con cupola in rame, per mantenere un buon
rendimento termico. Un'altra imponente costruzione è la
chiesa protestante che sorge al centro della città,
esternamente ornata da una grande scalinata ma spoglia
all'interno.
Il nostro gruppo si è fermato qui per permetterci una rapida
visita libera della città, che comunque un po' ci ha deluso.
Una curiosità, come ci ha spiegato la guida, è la sauna, che
i finlandesi hanno nelle seconde case, immerse nei fitti
boschi circostanti. Si tratta di una casetta in legno,
riscaldata a legna e dove la temperatura raggiunge gradi
elevatissimi. Ancora più efficace è questo tipo di cura se
accompagnata da frustate di rami di betulla sul corpo, per
attivare la circolazione: naturalmente queste energiche
frustate vengono applicate non da belle ragazze, come si è
tentati a credere, ma da qualche energumena e vigorosa donna
dai muscoli d'acciaio. Dopo tutto questo (che tra l'altro è
praticato sin da bambini) si esce allo scoperto, tuffandosi
nelle acque gelide o nella neve, per poi ritornare a bollire
nella sauna. Quelli che l'hanno provata, la considerano un
vero toccasana!
A S. Pietroburgo.
Riprendiamo il viaggio, lasciandoci alle spalle il grigiore
finlandese, diretti a S. Pietroburgo, dopo essere stati
informati che la città, nonostante la sua fama, si presenta
sporca e il turista è fatto oggetto di furti e di ruberie
varie. Qui si alza un coro italiano "……proprio come in
Italia! ".
Scesi dalla nave, ci accoglieva un orchestrina che, per pur
di realizzare pochi soldi, ci ha suonato l'inno italiano, la
"marcia trionfale dell'Aida" e l'immancabile "O sole mio",
facendoci sentire lo spirito patriottico che è ben nascosto
nell'animo di noi italiani.
Il primo approccio con la città russa non è dei migliori:
per arrivare nel centro ci tocca passare attraverso una
periferia fatiscente, con casermoni forse costruiti in pieno
clima comunista, mentre il traffico, abbastanza sostenuto,
ci mostrava un campionario di auto vecchie e malandate degli
anni '50 e '60.
Poi, verso il centro e lungo le sponde della Neva, si
mostrava la vera anima della città, con palazzi
settecenteschi, residenze di nobili, a dimostrazione dello
splendore del periodo in cui regnarono Pietro il Grande e
Caterina II.
Benchè molti edifici fossero da restaurare, si poteva
intuire la grandiosità del periodo in cui S. Pietroburgo era
la capitale della Russia. A questi due zar si devono le
opere più grandiose, volendo entrambi emulare gli splendori
dell'Europa Occidentale, in particolare quelli della corte
del Re Sole.
Grandi mecenati d'artisti, i due sovrani facevano a gara per
accaparrarsi opere d'arte, sculture e quadri di mezza
Europa, introducendo a corte architetti di grande fama che
abbellissero le loro corti di marmi, statue, stucchi e tutto
ciò che dimostrava la loro regalità.
Tuttavia la città presenta anche un altro volto: dopo
guerre, rivoluzioni e continui cambiamenti sociali ed
economici, la povertà è abbastanza visibile. Uomini e donne
di tutte le età si avvicinano ai turisti cercando di vendere
qualche oggetto del loro artigianato, come matrioske,
scatole di lacca, bambole, colbacchi, manufatti di lana,
vecchie monete e francobolli, ben sapendo che noi turisti,
come tanti bambini, amiamo portarci a casa un ricordo, anche
se di poco valore.
Grandiosa ci è apparsa la piazza dell'Hermitage, con
l'enorme Palazzo d'Inverno, reggia degli zar ed uno dei più
grandi musei del mondo (si è calcolato che occorrono circa
otto anni per visionare i quasi 3 milioni di capolavori
ospitati, per almeno due minuti ciascuno). Il nostro gruppo,
purtroppo, dovette rinunciare ad entrare nel museo
principalmente per questioni di tempo, avendo optato per
visitare il Palazzo d'Estate di Petrodvorets, a 30 km da S.
Pietroburgo.
Prima di questa escursione però siamo stati accompagnati a
visitare la celebre Cattedrale ortodossa di S. Isacco (alta
101 metri e cinta da colonne di granito rosso, del peso di
119 tonnellata ciascuna). Il suo interno è un vero splendore
d'oro, icone preziose, colonne di malachite e di
lapislazzulo, mosaici talmente perfetti da sembrare veri
dipinti: c'era veramente da stupirsi per una tale ricchezza,
benchè noi cattolici siamo già abituati alla ricchezze delle
nostre chiese.
L'ora del pranzo è stata veramente piacevole: ci aspettava
un lussuoso ristorante sito nella piazza antistante la
Cattedrale, con tanto di camerieri vestiti da cosacchi e con
tavole imbandite lussuosamente con posate e piatti decorati
riccamente, mentre un simpatico gruppo musicale ci allietava
con canti tradizionali. Il cibo, tuttavia, non è stato
proprio all'altezza delle aspettative, pur apprezzando il
delicato salmone e il bicchierino di vodka finale.
Altri monumenti ammirati all'esterno sono stati: La Chiesa
S.Salvatore sul sangue versato (ove è stato ucciso lo zar
Alessandro II), chiusa al culto e dei primi del '900; la
Cattedrale barocca di S. Nicola; il Monastero Smolny (dal
nome indicante i magazzini di pece dell'area su cui era
sorto, poi adibito all'istruzione delle nobili damigelle);
il teatro Kirov dai duplici colori bianco e verde pisello.
Lungo la Neva si potevano incontrare pittoreschi mercatini,
i cui venditori, esprimendosi anche in italiano, accettavano
qualsiasi tipo di valuta, facendo dei buoni sconti su
oggetti di buon gusto (mia moglie ha acquistato due
scatolette di lacca sui cui coperchi erano rappresentate
fiabe russe con colori vivaci).
Un centinaio di ponti uniscono la città costruita su 42
isole e quelli levatoi, tra le 2 e le 4 di mattina, si
alzano per permettere la navigazione. La metropolitana è
profondissima, a oltre 120 metri e molto bella (a detta
della guida locale): ha quattro linee e 80 stazioni. Degna
di ammirazione è la Prospettiva Nevsky, la strada più
conosciuta dell'intera Russia, lunga 4 km e larga dai 25 ai
60 metri, contornata da imponenti palazzi.
A Petrodvorets.
Nel pomeriggio quindi siamo andati a Petrodvorets, per
visitare la reggia estiva di Pietro il Grande, realizzata
per emulare quella di Versailles, con una mescolanza di
barocco e di neoclassicismo.
All'ingresso ci hanno fatto calzare, sopra le scarpe, delle
pantofole leggere di panno, per non rovinare la pregiata
pavimentazione in legno intarsiato (di 18 tipi diversi,
ideata dal famoso architetto Rastrelli), ricostruita
interamente dopo il bombardamento della seconda guerra
mondiale.
Ogni stanza appariva uno splendore: si alternavano magnifici
mobili intarsiati, stucchi dorati, tappezzerie di pregiata
fattura, stufe in maiolica elegantemente decorate, orologi e
soprammobili di grande valore e delle originali stanzette,
con mobili e tappezzerie cinesi (da visitare velocemente per
non rovinarle con il nostro "vapor acqueo"). A volte il
tutto sembrava persino esagerato, a causa delle fitte
decorazioni in oro che ornavano pareti e soffitti e il
nostro pensiero andava alla massa di poveri, ai servi della
gleba che non potevano godere di tale lusso.
Alcune finestre davano sul vasto giardino, arricchito da
fontane (alimentate con acqua - in modo del tutto naturale -
dalle colline, secondo il principio fisico dei vasi
comunicanti) in funzione da maggio a settembre tra le ore 8
e le 17, statue, laghetti seminascosti nel verde che
circondavano il palazzo.
Una marea di gente scattava fotografie e si soffermava sulle
bancherelle dei soliti venditori di souvenir, all'esterno
del palazzo.
Il nostro gruppo, come al solito, doveva raggiungere
velocemente i pulman perché gli orari erano rigorosamente
fissati e così di nuovo via, verso il porto e a superare le
solite pratiche d'imbarco, con l'arrivederci musicale della
stessa banda del mattino.
A Tallin.
La tappa successiva ci avrebbe portato in Estonia e
precisamente nella sua capitale Tallin, dopo una notte di
navigazione.
Qui giunti, nella mattinata di venerdi 14 settembre,
nonostante il grigiore e il freddo della giornata, ci
attendeva una piacevole sorpresa: non più una città moderna
e nordica, ma finalmente un borgo medioevale, con tanto di
mura e torri (ne restano 26 delle 50 che ve n'erano nel
passato):
Tallin, città di 400.000 abitanti, è divisa in due parti:
quella alta, che ha conservato l'aspetto caratteristico del
suo periodo più antico e la parte bassa, più moderna, con
banche e alberghi. Qui c'è parso che il livello di vita
fosse migliore che in Russia: a quanto ci hanno detto, i
suoi abitanti sono laboriosi, precisi, ordinati e, grazie
all'aiuto dei tedeschi e dei turisti finlandesi, stanno
migliorando decisamente la loro condizione economica e
sociale.
Nella parte alta si susseguivano pittoresche stradine dalla
caratteristica forma, piazzette con qualche negozio di
artigianato, due chiese: una ortodossa, come sempre ricca di
preziosi ornamenti d'oro e una protestante, spoglia e
severa, ma arricchita da grandi stemmi in legno di antiche
famiglie nobiliari.
Come al solito la nostra visita ci portava al negozietto di
souvenir, in cui si vendevano oggetti di ogni tipo, ma
soprattutto l'ambra, che qui pare essere molto diffusa e a
prezzi inferiori che in Italia.
Usciti di qua ci siamo soffermati su una balconata per
fotografare la città vista dall'alto, e nell'ammirarla, per
quei suoi tetti aguzzi e per le case colorate, ci è sembrato
di ritrovarci in quell'ambiente fiabesco narrato dai
Fratelli Grimm e da Robert Browning rispettivamente nei
"bandisti di Brema" e nel "pifferaio di Hamelin".
Il cuore della città antica è una caratteristica piazza ove
sorgono il Municipio gotico e altri edifici interessanti e
da cui si diramano e confluiscono vicoli e strade piacevoli.
Lungo tali vie sorgono negozietti che, oltre agli oggetti
d'ambra, vendono altri prodotti quali oggetti in vetro e
soprattutto maglioni di robusta lana, dai disegni
particolarmente pregevoli.
In mezzo al brulicare di gente, abbiamo notato ragazze
veramente belle, bionde, alte e slanciate, dai lineamenti
particolarmente fini (delle vere top-model, ….. fatevi
sotto, voi che potete!).
Peccato che un vento gelido abbia in parte rovinato la
visita della città, ma comunque - nel complesso - Tallin si
è rivelata una località assai gradevole, meritevole di
attenzione più di altre città nordiche.
Sulla via del ritorno, verso Copenhagen (un tragitto
abbastanza lungo di navigazione, tale da doversi annoiare),
ci siamo vicendevolmente scambiati le nostre impressioni su
quanto avevamo visto, pregustando la gioia del ritorno a
casa, dove avremmo potuto raccontare quel che avevamo
vissuto, mostrare le foto e gli oggetti ricordo, esagerando
magari nella descrizione degli aspetti caratteristici dei
luoghi visitati.
A Copenhagen.
Ma un'ultima fatica ci attendeva: la visita - nella
mattinata di domenica - di Copenhagen, della durata di soli
tre ore (poi ridottesi a meno di due, per i ritardi delle
operazioni di sbarco), prima del ritorno a casa, previsto
nel primo pomeriggio.
Questa città ci è apparsa molto gradevole, con i suoi
parchi, la grande piazza che accoglie i quattro edifici
reali, le sue fontane zampillanti, i caffè e i bistrot lungo
i canali, il traffico limitato di auto (dato che i danesi
preferiscono le biciclette, per evitare le tasse e i costi
eccessivi delle stesse auto).
Anche questa città rievoca immagini fiabesche, grazie al suo
personaggio più famoso: Hans Christian Andersen - scrittore
dell '800 - ricordato da numerose targhe commemorative e da
monumenti. E proprio un ricordo della fiaba, la Sirenetta,
che un'escursione obbligatoria ci porta a vedere l'omonima
statua, posta lungo una scogliera e con lo sguardo rivolto
al mare, quasi a volersi tuffare tra le onde. Questa è una
suggestione ispirata dalla fiaba, ma nella realtà la statua
è abbastanza deludente, piccola e di color verdognolo.
L'escursione si è conclusa con la visita alla famosa Royal
Copenhagen: la fabbrica delle tipiche ceramiche danesi,
celebri in tutto il mondo, i cui prezzi molto elevati hanno
scoraggiato quasi tutti all'acquisto, anche dei pezzi di
seconda scelta che avevano uno sconto del 30%.
Qui si è conclusa la crociera nei paesi baltici che, pur nella loro gradevolezza, ci ha fatto desiderare di rivedere al più presto l'azzurro cielo dell'Italia e il tepore del suo sole!
Ciao a tutti, Sergio.