Provenza in fiore
Anche quest’anno ho voluto partecipare con mia moglie ad uno dei viaggi
proposti dal Sindacato Cisl della mia città ai soci della Terza Età,
preferendo – a scanso di problemi e nell’ottica di maggiori comodità
- il viaggio ivi organizzato rispetto a quello gestibile in
proprio, per gli evidenti vantaggi economici e logistici riservati ad
un gruppo.
L’itinerario scelto è stato quello della “Provenza in fiore”,
effettuatosi dall’ 8 all’ 11 luglio 2010, con visita alle seguenti
località:
- Aix en Provence
- Abbazia di Senanque
- Roussillon
- Le Baux
- St. Remy
- Valensole
- Moustiers St. Marie
- Forcalquier
- Apt
- St. Paul de Vence
Due bus hanno accompagnato i 65 partecipanti per questo tour,
programmato in luglio per apprezzare principalmente i campi di lavanda
in fiore.
Il costo, comprendente il viaggio e la sola mezza pensione (con
esclusione delle bevande) è stato di 380 euro pro-capite, ivi compreso
l’ingresso all’Abbazia di Senanque e le mance.
Abbiamo alloggiato, tutte e tre le notti, all’Hotel Le Galice di Aix en
Provence, n tre stelle non eccessivamente lontano dal centro che
applicava, ai soggiorni individuali, un costo per camera di 160-180
euro + 12 di colazione.
La scelta di utilizzare un’unica base per il pernotto e la cena
sembrava vincente, nell’ottica di evitare stress per rifare ogni giorno
le valigie, ma, considerando la distanza dei luoghi da visitarsi, di
fatto il vantaggio non s’è concretizzato per la pochezza del tempo
rimasto a disposizione per le visite programmate.
Forse, se si fosse scelto – al posto di Aix – una cittadina più
centrale rispetto ai luoghi visitati, il vantaggio ci sarebbe stato.
Ad ogni buon conto, vi riporto le annotazioni prese in viaggio
8 LUGLIO
Partiamo da Novara alle 6.30, con lieve ritardo rispetto al previsto.
I 32 componenti del nostro pulman si possono sistemare bene nei 50
posti disponibili. Io e mia moglie (pur avendo assegnati i posti
davanti) preferiamo sistemarci in fondo in quanto lì mi è possibile
giostrare a destra e a sinistra delle finestre del pulman per le foto
in corsa e a mia moglie distendere meglio le gambe, all’occorrenza.
Salutiamo la Cupola e usciamo dalla città.
A luglio il paesaggio novarese è decisamente piacevole. Le piantine di
riso, già uscite dall’acqua, formano un tappeto verde intenso.
A Borgovercelli imbocchiamo la A26 e continuamo ad apprezzare lo stesso
paesaggio, vaste estensioni di risaie con saltuari cascinali.
Dopo l’attraversamento del Po a Casale Monferrato, la campagna varia
tra il verde e il beige del grano appena tagliato. I covoni arrotolati
ci ricordano i quadri dipinti in Provenza da Van Gogh ed altri che
andremo a visitare.
Il paesaggio ora diventa meno uniforme. Zone boschive si alternano a
pianure coltivate. Piacevoli sono le coltivazioni di granoturco con le
infiorescenze che escono in punta e altrettanto godibili i perfetti
allineamenti geometrici adottati dagli agricoltori locali.
Arriviamo al cartello di Alessandria Sud e subito un pensiero va alla
nostra Carla Polastro che in questa località è venuta a vivere da
qualche anno. A quest’ora starà verosimilmente ancora dormendo … per
cui mi sembra giusto lasciarla riposare (e non tentare eventuali
collegamenti mediatici) perchè poi, al suo risveglio, avrà subito il
suo consueto daffare per accontentare al meglio – con le sue puntuali e
precise dritte – i frequentatori di turno del NG dei viaggi.
Pioppi e robinie segnalano i vari appezzamenti e le proprietà contadine, in prossimità della Bormida.
Il paesaggio si fa meno monotono ma anche meno coltivato in modo intensivo.
Dopo Ovada si passa il Turchino, tra un banco di nuvole.
Dopo 1 ora e 30 di viaggio vediamo, finalmente, l’atteso Mar Ligure,
leggermente increspato, che ci trasmette istantaneamente una grande
sensazione di armonia, di pace ed.. un forte desiderio di nuotare –
liberi e indisturbati – di prima mattina, tra le sue acque limpide e
confortanti.
Nel frattempo si colgono, sugli speroni montuosi, i tipici insediamenti
abitativi, orientati a ricevere – nel migliore dei modi – i raggi
solari. Dopo Arenzano, ecco Varazze: una località bella e verdeggiante
che ha il pregio di avere, tra i suoi illustri abitanti, il nostro
esimio FedericoP, il quale, mattiniero com’è, si sarà già alzato (sono
8.00), non appena gli si sono fischiate le orecchie ;-)
Si prosegue per Celle Ligure: Paola e molti del pulman – nel frattempo - sonnecchiano, dopo la levataccia mattutina.
Intanto aumenta il traffico, nel raggiungere Savona (… decisamente
visibili le due alte ciminiere che la caratterizzano). Il cielo si è
rannuvolato, ma stavolta la cosa non ci dispiace, pur viaggiando su un
pulman con aria condizionata.
Dopo un’infinità di gallerie e aver scorto Imperia, Andora, Sanremo,
Bordighera e Ventimiglia, entriamo finalmente in Francia sulla Costa
Azzurra.
Da Mentone inizia un susseguirsi di pagamenti di pedaggi autostradali
per brevi tratti: vi sono rallentamenti in quanto il pulman non può
accedere alla corsia preferenziale Telepass.
Si apprezza una vegetazione marittima (pini, tuie, cipressi) e vigneti coltivati molto bassi (un metro circa di altezza).
Ci fermiamo in un autogrill (Cambarette) a pranzare, con servizio
self-service. Ci sono una varietà di piatti da scegliere, sia freddi
che caldi. Tuttavia la calca del gruppo è tale che, piuttosto di
indovinare le scelte, si rendono necessarie decisioni immediate al fine
di non trovarsi in coda alla cassa e rischiare di non trovar posto
presso i non numerosi tavolini.
Io e mia moglie prendiamo:
- pasta fredda con verdure (euro 5.20)
- tris di formaggi (euro 4.10)
- panino (euro 0.60)
- coca cola da 50 cl (euro 2.90)
- penne alla bolognese (euro 7.20)
- assiette crudites – tipo couscous (euro 3.90)
Riprendiamo, poco dopo, il viaggio incontrando nuovamente vigneti bassi e aree boschive, intervallati da campi di grano.
Continuando, incontriamo sulla destra un massiccio color rosato che ci accompagna per un lungo tratto.
Usciamo in seguito dall’autostrada per immetterci nella provinciale per
Aix, dove incontriamo vegetazione d’ogni tipo, compresi ulivi e
melograni in fiore.
Arriviamo ad Aix en Provence alle 14.00, attraverso un viale di platani
dalla caratteristica corteccia che ricorda la tuta mimetica militare.
Ci dà subito il benvenuto la grande fontana rotonda, adornata da fiori
di vario tipo e sormontata da tre statue raffiguranti la Giustizia,
l’Agricoltura e le Belle Arti.
Il pulman ci fa scendere in un viale adiacente, poi a piedi ritorniamo
a Place de la Rotonde dove attendiamo la guida che ci farà da cicerone
per un paio d’ore.
Nel frattempo ammiriamo le sculture moderne poste sulla piazza, tra cui
un nudo maschile che non passa certo inosservato e la statua a Paul
Cezanne.
Arrivata la guida, ci dirigiamo sul Cours Mirabeau che è il punto più
caratteristico e animato della città: un ampio viale che separa la
città vecchia a nord e il Quartiere Mazzarino a sud, abbellito da
numerosi alti platani, da fontane e da palazzi del 17 e 18 secolo.
La guida ci descrive sommariamente la storia della città: dalla
fondazione romana avvenuta con il nome di Aquae Sextiae in onore del
console romano Sextius Calvinius nel 123 a.c. e considerazione delle
locali sorgenti termali, ricche di carbonati di calcio e acido
carbonico, all’ occupazione dei Visigoti avvenuta nel 477 e poi nel
secolo successivo dai Franchi e dai Longobardi e quindi dai Saraceni
nel 731. Nel XII secolo, la città venne poi governata dagli Aragonesi e
dagli Angioini, e grazie a questi ultimi, divenne decisamente un centro
importante di arte e di cultura.
Dal 1646 numerosi aristocratici, consiglieri, magistrati e notai
francesi si stabilirono nel nuovo quartiere del Mazarin e nel 1650 fu
costruito il Corso Mirabeau, che prende poi il nome da un famoso
personaggio provenzale, un membro del parlamento del 1789.
Aix si presenta come una città animata e giovane in quanto qui vivono
numerosi studenti (30.000) che frequentano le tre Università (di cui la
più importante è quella del Diritto) e varie scuole di lingua francese
per gli studenti internazionali .
Un tempo è stata la capitale della Provenza, ma successivamente ha
dovuto lasciare la supremazia a Marsiglia in quanto questa si è
sviluppata maggiormente come numero di abitanti (350.000 contro i
136000 di Aix).
Ci dirigiamo lungo il Cours Mirabeau, fermandoci ad ammirare alcune
fontane situate nel centro del viale e a periodica distanza tra loro,
poi ci immettiamo in una via trasversale per dirigerci verso la
Cattedrale di S. Savoir.
Il via vai è continuo, ma riusciamo comunque a scorgere alcuni
particolari decorativi che destano il nostro interesse, tra i quali un
bel portale e alcuni fregi architettonici.
Ci fermiamo un momento davanti al Museo di Storia Naturale, dove ci
viene riferito della sua collezione di fossili di dinosauro provenienti
dal vicino massiccio di S. Vittoria.
Nel salire verso la Cattedrale, scorgiamo in bella mostra la Torre
dell’Orologio che si fa ammirare e fotografare in tutti gli scorci e ci
guida nella giusta direzione.
Si giunge quindi nella Piazza de la Mairie dov’è collocato, a lato del
Municipio, il poderoso Palazzo Aux Grains, impreziosito da un frontone
allegorico.
Nel centro della piazza si trova l’immancabile fontana e, poco lontano, un complessino che rallegra i passanti.
Diamo una veloce occhiata all’interno del cortile municipale, preceduto
da un’artistica inferriata. Si sta celebrando, nel frattempo, in una
sala un matrimonio civile.
Ci dirigiamo infine verso la Cattedrale, ammirando prima – in una via laterale - la facciata dell’Arcivescovado.
In chiesa, però, non possiamo subito entrare perché si sta celebrando
un funerale di un giovane soggetto. Attendiamo all’esterno, a fianco
dell’Università antica, la fine della cerimonia, commuovendoci nel
vedere che amici e parenti hanno partecipato portando un fiore in mano,
in onore del defunto.
Visitiamo infine la Cattedrale, più volte restaurata, con stili dal 5°
al 17° secolo, ammirando – all’interno – il trittico di Nicolas Froment
“Buisson Ardent” e alcune porte di legno scolpite del 16° secolo. Non
possiamo purtroppo vedere il chiostro attiguo, sicuramente degno
d’interesse, risultando già in corso la visita di un altro gruppo.
Ritorniamo quindi sul Cours Mirabeau nel mentre si sta effettuando il
lavaggio delle strade, a mercatino concluso, e in funzione della
pulizia degli escrementi lasciati dagli uccelli che stazionano sui
platani.
Un po’ stanchi del viaggio e della camminata cittadina - intrapresa
nella calura pomeridiana (seppur lenita dal consueto venticello) -
ritorniamo sul pulman per raggiungere il nostro albergo.
Disfatte le valigie e ritemprati da una doccia salutare, ci possiamo
finalmente riposare qualche ora – nel fresco dell’aria condizionata
della nostra camera – per andare quindi a cenare nel ristorante dello
stesso albergo.
Il menù è prefissato ma varierà in tutte e tre le cene e consisterà nelle seguenti portate:
1° piatto – sformato di formaggio di capra e finocchi – frittata di asparagi
2° piatto – salmone con patè e insalata – sanguinaccio e peperoni – brasato e formaggi con caprino e gorgonzola
3° piatto – frutti di bosco – budino – dolce cioccolata e panna
Come bevande ci si limita - da parte degli uomini – ad un bicchiere di
vino (nelle varietà bianco, rosato e rosso) al costo di 3 euro, mentre
le signore – più sobrie – si accontentano della tradizionale carafe
d’eau, che è gratuita e non ha limitazione di quantità.
9 LUGLIO
Sveglia ore 6.30 – colazione ore 7.00 – partenza ore 7.40
La prima destinazione odierna sarà l’Abbazia di Senanque, posta a nord,
nel Dipartimento della Vaucluse a cui dovremo giungere per le ore 9.00,
rispettando l’appuntamento preso con la guida locale.
Lasciato l’albergo ci immettiamo subito in autostrada, percorrendo un primo tratto in piano poi uno vallonato e roccioso.
Sulla sinistra scorgiamo un banco di gabbiani che si librano frementi sopra un’ampia discarica, alla ricerca di cibo.
Superata una cresta montuosa, il paesaggio ci presenta un’area intensamente coltivata.
Dopo una ventina di minuti, usciamo dall’autostrada, in prossimità di Salon de Provence.
Il paesaggio è vario e con molta vegetazione, costituito da serre,
piante di ogni tipo e filari di pioppo, collocati verosimilmente a
demarcare le varie proprietà terriere.
Un cartello indica che Avignone è a soli 23 km (purtroppo non la
visiteremo, così come Arles, Nimes e le Gole del Verdun che invece
meriterebbero).
Si percorre un fiume a destra (la Durance, un affluente del Rodano) e
parallelamente una ferrovia che segue la stessa direzione. Nel momento
in cui la superiamo, attraverso un viadotto, vediamo sfrecciare, sotto
di noi, un TGV a piena velocità.
Ci dirigiamo ad est, attraversando la cittadina di Cavaillon, per poi seguire l’indicazione di Gordes.
Ci immettiamo in una zona montuosa, coperta di vegetazione, superando piccoli insediamenti abitativi.
Incontriamo i consueti vigneti bassi e vari appezzamenti di ulivi di recente piantagione.
La strada si fa stretta e, in prossimità di Gordes, incontriamo
svariati muretti di recinzione, sovrastati da caratteristiche pietre a
secco, allineate in verticale.
La zona percorsa è decisamente vallonata e costituita da alberi prettamente mediterranei.
Ad un certo punto si scende decisamente e, a mezza costa, si intravede
un’ampia macchia viola, indice di un’intensa coltivazione di lavanda in
questa zona. Più in basso, notiamo infine la notevole estensione
dell’Abbazia di Senanque che ci apprestiamo a visitare.
Giunti in fondo alla vallata, scorgiamo immediatamente l’abside della
chiesa con il campanile dell’Abbazia, preceduti da un’estesa fioritura
di lavanda, sapientemente coltivata in lunghi filari.
Dopo le foto di rito, iniziamo la visita di questa Abbazia cistercense,
fondata nel 1148, che ha avuto alterne vicende, con devastazione nel
1544 per le guerre di religione, la vendita come Bene Nazionale al
tempo della Rivoluzione (1791) e il reinsediamento dei monaci nel 1854
dopo il restauro, poi il loro abbandono e infine il ripristino della
Comunità nel 1988.
Visitiamo, nell’ora prenotata con la guida, la sola parte del complesso
abbaziale aperto al pubblico: la chiesa, il chiostro, il dormitorio, il
calefactorium e la sala capitolare.
Iniziamo dalla sala di accoglienza dove sono posti due plastici
raffiguranti il complesso monastico in epoche diverse. Passiamo quindi
nel dormitorio, esteso per una trentina di metri, dove un tempo i
monaci dormivano per terra, su pagliericci. La stanza, con soffitto a
botte, è completamente spoglia e comunica con il transetto della chiesa
per mezzo di una scaletta.
Anche la chiesa è completamente spoglia, secondo l’usanza degli edifici
cistercensi. La navata è costruita a forma di croce e sul fondo
l’abside è illuminata da tre aperture che convergono la luce verso
l’altare. In entrambi i lati dell’abside sono poste due separate
cappelle per la celebrazione delle messe private in suffragio dei
benefattori.
Uscendo dalla chiesa si raggiunge immediatamente il chiostro, luogo di
meditazione, contornato da quattro gallerie che si affacciano sul
giardino, mediante capitelli ornati da motivi vegetali e da archi a
tutto sesto.
Vediamo quindi il calefactorium che era il locale preposto al lavoro e
alla copia dei manoscritti miniati, essendo l’unica stanza del
monastero riscaldata da un camino conico, nel quale venivano bruciati i
tronchi disposti verticalmente. Il soffitto della saletta è formato da
quattro volte a crociera, ricadenti al centro su una robusta colonna di
sostegno.
Proseguiamo infine nell’ultima sala visitabile che è quella del
capitolo, in cui si riunisce la comunità monastica. Attorno le pareti
degradano file di sedili in pietra in cui siedono i monaci per
ascoltare le direttive dell’Abate e pronunciare periodicamente la
regola di S.Benedetto. E’ l’unica stanza in cui era permesso parlare e
qui l’acustica risulta particolarmente curata, grazie alle sei crociere
ogivali che impreziosiscono la parte superiore.
Terminiamo la visita nella foresteria del convento, dove è possibile
far man bassa di prodotti monastici e regionali (essenza di lavanda,
miele), libri religiosi e turistici, CD religiosi e oggettistica varia.
Con il ricavato dei biglietti d’ingresso e della vendita dei suddetti
articoli, la Comunità riesce infatti a trovare i mezzi di sostentamento
e di effettuare periodicamente i necessari interventi di restauro.
Riprendiamo quindi il viaggio alla volta della non lontana Roussillon.
Il percorso si presenta piuttosto tortuoso, superando vallate composte
da campi di avena e da vegetazione diversa, tra cui piante di ciliegio,
querce, betulle, pini e ulivi.
In certi momenti il paesaggio è simile a quello della Toscana.
Si scende in piano, incontrando i consueti bassi vigneti poi,
magnificamente, appare, sulla destra, il contrafforte rossastro di
Roussillon, con a lato il paese.
Saliamo dal primo versante che incontriamo ma, giunti in prossimità del
paese, dobbiamo ridiscendere perché, da questa parte, non vi è
possibilità di parcheggiare i nostri due pulman.
Poco male, dopo qualche chilometro, imbocchiamo l’altro versante e
giungiamo – senza problemi – a destinazione, trovando l’ampio
parcheggio a pagamento riservato agli autobus.
Scendiamo dal pulman con la libertà di visitare separatamente il paese e il “Sentiero delle Ocre”, oltrechè di pranzare.
Nel salire i 300/400 metri che ci separano dal paese ammiriamo, sulla
destra, una scogliera rossastra ed un pinnacolo della stessa formazione
che ci dà il benvenuto e ci induce a fare la prima delle numerose altre
foto del genere.
Poco più avanti, prima di raggiungere il paese, troviamo l’indicazione
per il “Sentiero delle Ocre” e, senza indugio, ne seguiamo il percorso,
giungendo al punto panoramico da cui si può ammirare sia il paese che
la vallata sottostante.
Più in alto, si procede verso l’ingresso del Sentiero delle Ocre.
Compriamo il biglietto (euro 2.50) che ci consente di visitare in 35
minuti (cammino corto/freccia gialla) o in 50 minuti (percorso
lungo/freccia rossa) scogliere spettacolari di ocra, variamente
colorata (giallo, arancione, rosso scuro) e mutabile ulteriormente in
ragione degli orari del sole.
Noi facciamo, come la maggioranza, il percorso più breve, tanto è il
più spettacolare e sufficiente per appagarci pienamente di tale
meraviglia.
Naturalmente bisogna andare sul posto per apprezzare in pieno tali
bellezze. Ci si impolvera di ocra, soprattutto se si hanno i sandali,
ma la cosa è secondaria in rapporto a quel che si guadagna emotivamente.
Fa particolarmente caldo, ma il sentiero offre comunque, di tanto in
tanto, dei riposi in ombra, tra pinete e vegetazione tipicamente
mediterranea.
Terminato il percorso, ci dirigiamo nel paese, alla ricerca di qualcosa
da mangiare. Non c’è però vasta scelta, anche in fatto di piatti
conosciuti, per cui – stavolta – ci accontentiamo di panini imbottiti
che consumiamo in prossimità della piazza, vicino provvidenzialmente a
dei WC, sempre ricercati dalle signore e non di mezza e superiore età.
All’ora stabilita, ci ritroviamo tutti puntuali al parcheggio per la ripartenza.
Sono talmente accaldato che devo cambiare la canottiera e la maglietta,
intrise di sudore. Fortunatamente c’è l’aria condizionata a darci
sollievo in questa giornata fortemente torrida, la più calda di tutto
il viaggio.
Ci dirigiamo verso Cavaillon, il paese da cui eravamo passati in
mattinata, superando nuovamente la Durance. Percorriamo un viale di
platani e attraversiamo zone più abitate e coltivate con alberi da
frutto, inframmezzate da filari di alti cipressi e da serre.
Giungiamo infine a St. Remy, cittadina di 10.000 abitanti, sita nel
Dipartimento delle Bocche del Rodano, ai piedi delle Alpilles, modesta
catena montuosa ricoperta da oliveti.
Gironzoliamo liberamente ma il tempo a nostra disposizione non è molto.
Riusciamo a vedere la fontana di Nostradamus, dedicata al suo illustre
concittadino e alcuni pregevoli negozi d’arte. Alcuni di noi fanno in
tempo a vedere velocemente il locale Museo Van Gogh (gratuito per
l’occasione) posto su due piani. Purtroppo dobbiamo rinunciare a
visitare il Mausoleo e i resti romani di Glanum, in quanto è stata data
priorità alla visita della non lontana Les Baux.
Tale borgo medioevale, di soli 434 abitanti, sorge su un contrafforte
montuoso, sulla cui sommità si erge un castello diroccato di proprietà
della famiglia Grimaldi.
La zona venne colonizzata dai Celti già nel II secolo a.c. e, nel
medioevo, i Signori di Baux dominarono in Provenza per diversi anni,
sino a quando nel XV secolo morì l’ultima principessa Alice.
In seguito Les Baux passò sotto la Corona di Francia ma, divenuto
centro del protestantesimo, si ribellò allo Stato e per questo il
Cardinale Richelieu, nel 1632, ordinò l’abbattimento del castello e
delle mura. Dieci anni dopo, il marchesato fu acquisito dai Grimaldi
del Principato di Monaco che da allora gestiscono la conservazione,
sebbene – amministrativamente – la città è affidata alla Francia.
Il borgo è piuttosto caratteristico, esteso prevalentemente nell’unica
via principale che sale al castello, con un percorso di circa 800 metri.
Numerosi sono i negozietti che propongono ai molti visitatori (circa
1.000.000 l’anno) i consueti prodotti tipici provenzali, la lavanda e
le altre erbe aromatiche, il miele, i profumi, i saponi, i tessuti di
casa, le particolari ceramiche e i liquori.
Quasi in cima, in uno spiazzo laterale che offre un panorama a 180
gradi sulla vallata e l’ampia vista del massiccio carsico opposto ,
sorge una chiesa. Di curioso e interessante al suo interno è
rinvenibile un sarcofago - raffigurante una persona femminile – che
ricorda un po’ il celebre monumento funebre a Ilaria del Carretto nel
Duomo di Lucca.
10 LUGLIO
Dopo il consueto “assalto alla colazione”, tipica degli italiani
(soprattutto pensionati) che all’estero rinnegano senza
indecisioni il loro tradizionale caffe-latte mattutino in luogo
della colazione anglosassone, ben più sostanziosa, partiamo di buon ora
in direzione dell’altipiano di Valensole per ammirare i campi di
lavanda, particolarmente estesi in questa zona e in piena fioritura in
questo periodo.
Il tempo è seminuvoloso e in pulman si discute se servirà o meno
l’ombrello o se avremo, come i giorni precedenti, una temperatura
tipicamente estiva.
Attraversiamo, nel dirigerci verso N-E di Aix, un territorio dapprima
ondulato e boschivo, poi più aperto e coltivato a girasole e grano (in
parte già tagliato).
Si prende l’autostrada, incontrando sulla destra ampi specchi d’acqua,
poi enormi tralicci di alta tensione che ci accompagnano per un lungo
tratto del nostro viaggio. A sinistra scorre, parallelamente, la
Durance, finchè non incontriamo una zona montuosa.
Dopo una quarantina di minuti dalla partenza, entriamo in una zona
pianeggiante, ai piedi di una collina su cui sorgono – distanziati –
dei centri abitati illuminati dal sole.
Usciamo dall’autostrada, svoltando a destra per Valensole. Qui, poco
dopo, incontriamo estensioni di meli protetti da reti antigrandine e,
salendo progressivamente, zone boschive, grano, ulivi e, sulla sommità
dell’altopiano, estesi campi di lavanda.
Il pulman si ferma come per magia, permettendo di scendere e scattare
numerose foto di questa eccezionale marea viola che si presenta ai
nostri occhi. Sostiamo almeno 15 minuti e poi, soddisfatti per questa
prima abbeverata di colori, riprendiamo il viaggio, giungendo poco dopo
nel paese di Valensole.
E’ un piccolo borgo, di circa 2400 abitanti, che vive del turismo
stagionale. Pochi sono i negozi situati sulla via principale ma ciò
nondimeno sono molto frequentati dai turisti che si lasciano attrarre
dai prodotti locali ivi commerciati (lavanda in primis, confezionata in
sacchetti, sotto forma di saponi e di profumi, di miele, ma anche di
altri prodotti, come il patè ed oggetti di ceramica).
Nell’ora libera a disposizione, i meno votati allo shopping si sono
incamminati sulle stradine in salita per visitare il resto del paese e
soprattutto la Chiesa posta sulla sommità dell’abitato.
Carine e decisamente accattivanti, in un paese piuttosto povero, si
sono rivelate le frequenti composizioni floreali incontrate lungo il
sentiero, poste in bella mostra su dei pali a ridosso delle case,
debitamente immortalate da alcuni nostri scatti fotografici, rivolti
poi anche alla piacevole e colorata fontana e al vicino lavatoio.
Riprendiamo quindi il viaggio incontrando altri campi di lavanda. Si rende necessaria una nuova fermata per le foto di rito.
Si scende dall’altopiano, coltivato anche a grano, attraverso boschi di
querce e di pini. Si passa per Riez, centro densamente abitato del
fondovalle per poi attraversare zone collinari, con vegetazione simile
a quella delle nostre prealpi ma con coltivazione di grano e avena
sulle sommità delle stesse.
Superati territori di conifere, querce e cespugli di ginestre in fiore,
si raggiunge Moustiers St. Marie, un gradevolissimo centro abitato,
posto alla base di un complesso montuoso che ricorda vagamente le
Dolomiti.
Qui ci fermiamo per vedere liberamente il paese e pranzare a nostra scelta.
Il borgo di soli 650 abitanti, già a prima vista, è decisamente
piacevole, trovandosi favorevolmente posizionato a fianco della
montagna in un anfiteatro, attorno ad una cascata e al torrente Rioux,
che poi si immette nel sottostante lago di St. Croix.
Lo sviluppo del paese ebbe inizio dopo le Crociate, grazie alla
sorgente e ai mulini che favorirono la lavorazione della carta,
concerie, vasellami e poi di manifatture. Attualmente è uno dei più
grandi centri di produzione della ceramica, grazie ad una ventina di
atelier presenti sul territorio comunale.
Sulla sommità del paese è raggiungibile, con un impervio selciato, la
Chapelle Notre Dame de Beauvoir, meta di molti pellegrini, ivi attratti
dai miracoli compiti dalla Madonna.
Nella stessa direzione è visibile, in alto e in posizione equidistante
tra due rocce, una stella aurea di 1,25 metri, sostenuta da una catena
lunga 135 metri che, secondo la leggenda, rappresenterebbe un ex voto
di un crociato.
Nel paese invece è degna d’interesse la Chiesa, la cui navata e il
campanile risalgono al XII secolo e furono costruiti su vestigia
preromane. Sentire in sottofondo la musica gregoriana ha acuito in noi
una maggiore e intensa ammirazione per l’importante coro gotico
trecentesco di cui è provvista.
Dopo il sacro … il profano: ma solo per consumare qualche panino in un bar poco distante.
Si riprende poi il viaggio di ritorno, passando nuovamente per
Cavaillon, in direzione di Forcalquier, in un paesaggio vario e
ondulato e con macchie di vegetazione che ci ha ricordato la nostra
Umbria.
A Forcalquier abbiamo in programma la visita di una distilleria di
liquori, cui partecipiamo soprattutto per poi acquistare il famoso
Pastis (un liquore – dal sapore di anice - che va molto diluito con
acqua per essere usato come un dissetante):
Ci dirigiamo poi alla volta di Apt ma il tempo a disposizione (30
minuti) è davvero misurato per consentirci di visitarla nei minimi
particolari e assaggiarne almeno i prodotti di cui va orgogliosamente
fiera in campo mondiale (canditi di frutta).
11 LUGLIO
Dopo la consueta colazione self-service (a disposizione prosciutto,
yoghurt, marmellata, nutella, spremute di arancio e di pompelmo) e
l’imbarco dei bagagli sul pulman, lasciamo Aix per il rientro a casa.
Ma le visite non sono ancora finite perché, nella giornata conclusiva, abbiamo in programma la visita di St. Paul de Vence.
Uscendo da Aix, scorriamo in una valle delimitata da due dorsali.
Incontriamo filari di vite bassa, avena e piccoli allevamenti di
bestiame equino.
Ci dirigiamo verso Cannes, incontrando un certo movimento turistico, anche in considerazione del giorno di domenica.
A Cagnes imbocchiamo la strada che porta a S.Paul de Vence. In breve
tempo raggiungiamo la località e scendiamo dall’autobus per dirigerci a
piedi al suo interno.
Il paese si estende sulla sommità di un’altura, adagiato a forma di barca e circondato da mura fortificate.
Magnifico è il panorama che si presenta a distanza: il nucleo
medioevale raccolto ai piedi di una torre e poi tutto intorno il dolce
degradare in una molteplice varietà di colori che delizia il cuore.
Questo spiega il gran numero di turisti che annualmente visitano questa graziosa cittadina di 2.800 abitanti.
Iniziamo la visita entrando dalla Porta Reale, unico ingresso
facilmente fruibile per il transito nella cittadina. Si percorre la
strada principale, prima in salita sino alla sommità dove è posta la
Collegiata di S.Paolo, poi in discesa sino alla parte opposta, dove
dalle mura si scorge tutto il panorama circostante.
Ad ogni passo si incontrano pregevoli negozietti artistici che
propongono spesso opere di notevole valore, non certo alla portata di
tutte le tasche e alla maggior parte dei soliti turisti mordi e fuggi.
Ma anche senza entrare in tali negozi è possibile apprezzare ugualmente
la bellezza del paese che ovunque rivela scorci di straordinaria
bellezza, sia per il fascino degli edifici medioevali che per il decoro
con cui sono conservati ed abbelliti, in prevalenza da stupende
fioriture di bouganville.
Sulla strada principale, la Rue Grande, e sulle sue laterali si può
passeggiare liberamente, essendo interamente pedonali. Il selciato in
pietre è ben conservato e, in certi tratti, è persino decorato con
disegni stilizzati che permettono – tra l’altro – di non scivolare.
A metà strada della Rue Grande ci si imbatte nella Grande Fontana e
all’annesso lavatoio, situati alla confluenza con la strada che sale
alla Chiesa, particolarmente utili per rinfrescarsi nei giorni di
canicola.
Nelle immediate vicinanze si trovano diversi posti di ristoro che
stranamente applicano prezzi uniformi (un po’ più alti del solito) ai
malcapitati affamati turisti, in regime di assoluta non concorrenza.
Più conveniente sembra essere, al di fuori delle mura, il Cafè de la
Place, divenuto celebre per l’annesso gioco della petanque (bocce
provenzali) cui, in passato, parteciparono artisti celebri come Lino
Ventura, Yves Montand e Fernandel.
Ma il paese affascinò altri artisti, quali Matisse, Renoir, Signac,
Modigliani, Picasso, Mirò e, in particolare, Marc Chagall che qui
riposa nel cimitero, dopo la sua morte avvenuta nel 1985.
Dopo il pranzo, soddisfatti della visita a questa artistica località ma
un po’ sconsolati per la fine del tour che stava per terminare,
riprendiamo il pulman ripercorrendo lo stesso tratto autostradale fatto
all’andata.
Dopo Nizza e Mentone, eccoci in Italia. Della dogana non ci siamo
neanche accorti, tanto velocemente siamo passati a Ventimiglia.
Sono le 15.00. Sul pulman iniziamo a fare i conti delle ore che ci
separano dal rientro a casa e contiamo di poter vedere, con assoluta
sicurezza, la finale dei mondiali di calcio, prevista per le 20.30.
Purtroppo si verifica un imprevisto perché, poco dopo, saremo costretti
a fermarci in galleria per un’ora circa, causa un tamponamento
verificatosi a Ceriale.
Non è piacevole trovarsi in una situazione del genere, in galleria, e
si pensa persino al peggio, nel caso dovesse capitare un incendio, nei
pressi, per autocombustione.
Alla fine, piano piano, tutto si risolve e la colonna può riavviarsi, avanzando però a passo di lumaca.
Vedendo che sull’Aurelia lo scorrimento risultava più veloce che in
autostrada, il nostro esperto autista – con assoluta prontezza - decide
di uscire a Varazze (ancora “ciao”, buon FedericoP … tu che ci abiti,
non hai certo sti problemi) per guadagnare tempo e rientrare dopo
Cogoleto.
La scelta si rivela felice, perché così riusciamo a superare la colonna
di auto che ci precedeva ma, appena in tempo, perché poi le code – sia
sull’autostrada che sull’Aurelia – si sino uniformate.
In ogni caso, alle 18.30, siamo di nuovo in autostrada ma la diretta di
tutta la partita di calcio dobbiamo scordarcela, anche perché risulta
necessario, dopo Ovada, procedere al rituale pipi stop all’autogrill.
Facendo un bilancio del tour, stavolta (perché in passato – con la
stessa Organizzazione – tutto era filato liscio) la maggior parte di
noi si è sentita contenta solo a metà, in quanto alcune città sono
state visitate in modo estremamente frettoloso mentre altre potevano
essere tranquillamente evitate o quantomeno ridotte nel tempo di
permanenza (Forcalquier e Valensole).
Ciò nonostante – finchè il fisico lo consente - è pur sempre meglio
viaggiare, magari anche con qualche inconveniente, sperimentando però
di persona e pienamente tutti i nostri cinque sensi, piuttosto che
appisolarsi anzitempo sul divano e vivere solo di ricordi o di racconti
altrui!
Un caro saluto a tutti,
Sergio
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